Affaccendato a sgranare i minuti del passato,
mi risveglio affaticato e soprattutto ingiustamente defraudato della mia pigrizia. Ma è più tardi che m'accorgo — forse per l'ipnotico tintinnare d'un caffè — di quanto invece, da bimbo, i sogni non rubavano niente,
anzi,
a volte perduravano fino all'ora di pranzo e alcuni, quelli più onesti, anche per settimane.
Invece ora avanzo continuamente distinguendomi, e per questo rimbrottando — spaurito— la scioglievolezza della metafisica.
Vorrei continuare un po' di più come quel bimbo: sciogliermi, piuttosto, in una sorta di cosciente sfocatura.